Marcia Mondiale - La storia è un legato fedele
La meraviglia di quel panorama, di quella città straniera anche se sua da più di vent’anni, lo stupiva ogni volta, nonostante quello del caffè fosse un rito quotidiano. “Benedetto chiunque si fosse, in quel tempo remoto, persuaso di porvi la prima pietra” sospirò di piacere.
Il giardino anche in autunno sapeva avvolgere lo sguardo coi suoi colori e i suoi rigogli. A suo modo aveva imparato ad amare quella terra di cui si era trovato suo malgrado ad essere il sovrano: c’era, in quel contrasto fra l’amenità del paesaggio e la ruvida schiettezza dei modi dei suoi sudditi, come una scintilla di grandezza, un indizio del perpetuarsi nel tempo delle cose mirabili fatte dall’uomo.
Bevve un lungo sorso dalla raffinata tazza in porcellana: la scura bevanda che vi era contenuta era ancora bollente. Socchiuse gli occhi un istante, beandosi di quel momento di pace: in quei mesi aveva lavorato alacremente, indaffarato a tenere a bada il clero e a difendersi dalle aspre polemiche che avevano fatto seguito al Sinodo. Si era sulle prime meravigliato che il mondo ponesse cotanta attenzione a quanto accadeva nel suo piccolo stato, ma in fondo, si era ripetuto più volte, questo significava che la sua opera e lo spirito con cui la conduceva avrebbero lasciato testimonianza del proprio passaggio.
Udì dei passi alle proprie spalle. “Padre, non oserei recavi disturbo ma…”
“Vieni figliolo, siediti. Hai bisogno di domandarmi qualcosa?”
“Sì, Padre, se non ardisco”
“Di grazia, quale questione è di cotale importanza da desiderarne così celermente una risposta?” Pensò che suo figlio, nonostante avesse indizi più che lodevoli per ritenere che gli sarebbe stato degno successore, difettava ancora in diplomazia pur avendo già compiuto diciassette anni.
“Vi chiedo perdono, non era mia intenzione inquietarvi, Padre, ma se ho udito bene i discorsi in cui si intrattenevano due dei vostri collaboratori, il Codice è quasi ultimato”
“Ebbene…” si interruppe, quasi a prendere fiato: era compiaciuto che il figlio, in genere così bonario e non avvezzo agli slanci, fosse così incuriosito dall’argomento; d’altro canto però non voleva levarsi il gusto di essere egli stesso a parlargliene “il tuo orecchio non ti ha ingannato, ma non è tutto…”
“Ditemi allora, non esitate!”
Volle prolungare ancora il gioco: era sereno e soddisfatto, come poteva essere altrimenti? “Ogni azione ha il suo prezzo, figliolo: è una regola che un buon sovrano deve tenere sempre a mente… ti rivelerò una nuova che ancora non si conosce ma in cambio…”
“Accetto, Padre, senza ulteriori condizioni” fece il ragazzo ridendo, appena prima che un violento attacco di tosse lo costringesse a piegarsi su sé stesso. Il padre corrugò la fronte: quanto quella salute così cagionevole avrebbe compromesso le sue capacità di governare un intero popolo?
“Accomodati, non affaticarti, farò portare anche a te uno di questi infusi…” disse facendo un rapido cenno al servitore, perfettamente nascosto dietro le finestre della palazzina dai muri colorati di un pallido verde “Torniamo a noi però: non hai neppure ascoltato ciò che avevo da offrirti, la questione ti sta evidentemente molto a cuore”
“Sì, Padre, malgrado sappia di dover usare maggior continenza nell’esprimere i miei entusiasmi”
“Vuoi dunque conoscere la buona novella?” squadrò intensamente gli occhi del figlio: li vide pieni di onestà, così si risolse a parlare “Il Codice sarà varato alla fine di questo mese”
“Padre, non vi nascondo la mia meraviglia: è stato dunque già redatto l’intero testo?”
“Sì, figliolo, ed ecco quale sarà il prezzo che dovrai pagare: voglio leggertene alcuni stralci, considero il tuo parere esiziale, è una responsabilità che un futuro sovrano deve abituarsi a prendere… ad esempio, che sensazioni ti suscita questo passaggio?”
“Siamo venuti nella determinazione di abolire come Abbiamo abolito con la presente Legge per sempre
“Padre, è un mirabile proposito, ma non credete che sarà giudicato troppo liberale?”
“Forse, figlio mio, ma se, come sono persuaso, l’intelletto umano ha una qualsivoglia velleità, arriverà il tempo in cui tutti ne comprenderanno il valore…” gettò un ampio sguardo sulla città sottostante: il fiume, solcato dagli innumerevoli ponti, luccicava al sole.
Non è un caso se oggi siamo qui. Non è un caso se stiamo attraversando le magnifiche vie di Firenze, tutti insieme, uniti per ricordare al mondo quanto sia bello coltivare






