Marcia Mondiale - La storia è un legato fedele

scritto da DoktorDeimos il sabato, 07 novembre 2009,15:27

La meraviglia di quel panorama, di quella città straniera anche se sua da più di vent’anni, lo stupiva ogni volta, nonostante quello del caffè fosse un rito quotidiano. “Benedetto chiunque si fosse, in quel tempo remoto, persuaso di porvi la prima pietra” sospirò di piacere.

Il giardino anche in autunno sapeva avvolgere lo sguardo coi suoi colori e i suoi rigogli. A suo modo aveva imparato ad amare quella terra di cui si era trovato suo malgrado ad essere il sovrano: c’era, in quel contrasto fra l’amenità del paesaggio e la ruvida schiettezza dei modi dei suoi sudditi, come una scintilla di grandezza, un indizio del perpetuarsi nel tempo delle cose mirabili fatte dall’uomo.

Bevve un lungo sorso dalla raffinata tazza in porcellana: la scura bevanda che vi era contenuta era ancora bollente. Socchiuse gli occhi un istante, beandosi di quel momento di pace: in quei mesi aveva lavorato alacremente, indaffarato a tenere a bada il clero e a difendersi dalle aspre polemiche che avevano fatto seguito al Sinodo. Si era sulle prime meravigliato che il mondo ponesse cotanta attenzione a quanto accadeva nel suo piccolo stato, ma in fondo, si era ripetuto più volte, questo significava che la sua opera e lo spirito con cui la conduceva avrebbero lasciato testimonianza del proprio passaggio.

Udì dei passi alle proprie spalle. “Padre, non oserei recavi disturbo ma…”

“Vieni figliolo, siediti. Hai bisogno di domandarmi qualcosa?”

“Sì, Padre, se non ardisco”

“Di grazia, quale questione è di cotale importanza da desiderarne così celermente una risposta?” Pensò che suo figlio, nonostante avesse indizi più che lodevoli per ritenere che gli sarebbe stato degno successore, difettava ancora in diplomazia pur avendo già compiuto diciassette anni.

“Vi chiedo perdono, non era mia intenzione inquietarvi, Padre, ma se ho udito bene i discorsi in cui si intrattenevano due dei vostri collaboratori, il Codice è quasi ultimato”

“Ebbene…” si interruppe, quasi a prendere fiato: era compiaciuto che il figlio, in genere così bonario e non avvezzo agli slanci, fosse così incuriosito dall’argomento; d’altro canto però non voleva levarsi il gusto di essere egli stesso a parlargliene “il tuo orecchio non ti ha ingannato, ma non è tutto…”

“Ditemi allora, non esitate!”

Volle prolungare ancora il gioco: era sereno e soddisfatto, come poteva essere altrimenti? “Ogni azione ha il suo prezzo, figliolo: è una regola che un buon sovrano deve tenere sempre a mente… ti rivelerò una nuova che ancora non si conosce ma in cambio…”

“Accetto, Padre, senza ulteriori condizioni” fece il ragazzo ridendo, appena prima che un violento attacco di tosse lo costringesse a piegarsi su sé stesso. Il padre corrugò la fronte: quanto quella salute così cagionevole avrebbe compromesso le sue capacità di governare un intero popolo?

“Accomodati, non affaticarti, farò portare anche a te uno di questi infusi…” disse facendo un rapido cenno al servitore, perfettamente nascosto dietro le finestre della palazzina dai muri colorati di un pallido verde “Torniamo a noi però: non hai neppure ascoltato ciò che avevo da offrirti, la questione ti sta evidentemente molto a cuore”

“Sì, Padre, malgrado sappia di dover usare maggior continenza nell’esprimere i miei entusiasmi”

“Vuoi dunque conoscere la buona novella?” squadrò intensamente gli occhi del figlio: li vide pieni di onestà, così si risolse a parlare “Il Codice sarà varato alla fine di questo mese”

“Padre, non vi nascondo la mia meraviglia: è stato dunque già redatto l’intero testo?”

“Sì, figliolo, ed ecco quale sarà il prezzo che dovrai pagare: voglio leggertene alcuni stralci, considero il tuo parere esiziale, è una responsabilità che un futuro sovrano deve abituarsi a prendere… ad esempio, che sensazioni ti suscita questo passaggio?”

 

“Siamo venuti nella determinazione di abolire come Abbiamo abolito con la presente Legge per sempre la Pena di Morte contro qualunque Reo, sia presente, sia contumace, ed ancorché confesso, e convinto di qualsivoglia Delitto dichiarato Capitale dalle Leggi fin qui promulgate, le quali tutte Vogliamo in questa parte cessate ed abolite”.

 

“Padre, è un mirabile proposito, ma non credete che sarà giudicato troppo liberale?”

“Forse, figlio mio, ma se, come sono persuaso, l’intelletto umano ha una qualsivoglia velleità, arriverà il tempo in cui tutti ne comprenderanno il valore…” gettò un ampio sguardo sulla città sottostante: il fiume, solcato dagli innumerevoli ponti, luccicava al sole.

 

 

Non è un caso se oggi siamo qui. Non è un caso se stiamo attraversando le magnifiche vie di Firenze, tutti insieme, uniti per ricordare al mondo quanto sia bello coltivare la Pace. Non è un caso essere qui ora, qui dove, nel novembre di oltre duecentoventi anni fa, il Granduca Pietro Leopoldo, fu il primo ad abolire la pena di morte. Era il 1786 e la Toscana fu il primo stato a riconoscere un diritto valido per ogni uomo, ogni cittadino, anche il più bieco, il più abietto. Se siamo qui oggi, in questa Marcia che percorre tutto il mondo in nome della Pace e della Nonviolenza, è anche per questo: perché il Granduca aveva visto giusto, perché la storia è un legato fedele, che non tradisce chi gli ha commissionato un incarico. Perché e vero che l’uguaglianza, la tolleranza, il rispetto, si raggiungono faticosamente, a piccoli passi, ma una volta avviata la marcia non è contemplato fermarsi.

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Marcia Mondiale - Bando per i racconti

scritto da DoktorDeimos il martedì, 06 ottobre 2009,00:01
Carissimi scrittori e lettori,

venerdì scorso dalla Nuova Zelanda è partita la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza: l'evento durerà esattamente tre mesi e si concluderà in Argentina il 2 gennaio 2010, dopo aver attraversato tutto il mondo. L'11 novembre è la data fatidica per noi toscani: la Marcia passerà infatti quel giorno da Firenze.
Come promesso, il team di Sedicimani vuole dare il suo contributo lanciando una nuova iniziativa: un racconto dedicato alla Marcia.

Trattandosi di un evento unico e unificante, organizzato in nome della pace, del rispetto, della tolleranza, propongo di mettere sul piatto pochissime condizioni: aldilà dei classici suggerimenti di impaginazione (70-80 righe in formato Arial x-small giustificato colore nero), l'unico vincolo sarà ambientare la storia all'interno del percorso della Marcia. E' chiaro quindi che si possa liberamente scegliere di raccontare l'esperienza della tappa nella propria città come di descrivere uno o più momenti dell'evento. Anche il tema è a discrezione dello scrittore: magari evitiamo sparatorie, ammazzamenti ecc. e concentriamoci per una volta su argomenti più soft.

Per l'occasione non sarà nemmeno necessaria la consueta "iscrizione": chiunque abbia voglia di lasciare la sua firma potrà farlo. Ovviamente non è neanche vietato lasciare un commento in cui si dichiara pubblicamente la propria adesione.

Si comincia a scrivere a partire dalle 00.01 del prossimo 11 ottobre. Il termine per la pubblicazione scade invece alle 23.59 del prossimo 11 novembre.


Per chi è già pratico del blog non c'è bisogno che spieghi come pubblicare: chi invece non ha mai partecipato alle nostre iniziative ma stavolta vorrebbe ribadisco che è preferibile registrarsi a Splinder e contattare il sottoscritto o moody83 (alla fine è quello che si sobbarca sempre tutte le questioni burocratiche, ma d'altronde è lui l'amministratore del blog). In ogni caso per il primo contatto basta lasciare un commento a questo post.

Ciao!!!

P.S.: per chi ancora non avesse la più pallida idea di cosa sia la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, ricordo ancora questi due siti (esiste comunque già il link nel menù a destra):

www.marciamondiale.org e www.marciamondialetoscana.org

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Giornata di sconti all'Ikea - Lezione di opportunismo n.1

scritto da DoktorDeimos il domenica, 04 ottobre 2009,22:25
“Dai paperozzo, resisti: comprerò solo due armadi”
“Guarda Kira che a me va benissimo essere venuto, a patto che possa guidare il carrello e prendere le curve alla Fangio”
“Ok, però allora cerco anche il letto Frϋggnord: l’ho visto sul catalogo, è così carino…”
“Ma cosa te ne fai di un altro letto? Ce l’hai fatto a mano da un falegname di Tosi, vuoi mettere?” Eravamo lungi dall’aver trovato un compromesso e ci aspettava un lungo pomeriggio nelle sconfinate lande dell’Ikea. “Guarda che casino, non c’è un parcheggio libero… si faceva quasi prima a lasciarla a Barberino la macchina!”
“Effettivamente non m’aspettavo tutta questa gente… guarda quei due, si stanno contendendo il posto!”
 
“Porco Nanto, ci mancava questo cretino col pick-up nero” sbottò Ken Shiro: era venuto apposta, dopo l’ultima litigata con Julia aveva battuto i pugni sul tavolo e l’aveva polverizzato. “Ma tu guarda questo, oltretutto l’ha imboccata anche contromano… se cerca di fregarmi il posto lo disintegro!”
“E questo pezzente in dragster cosa pensa di fare? Rubarmi il posto?” Chuck Norris cercò di concentrarsi per articolare un pensiero di senso compiuto “Non sa a cosa va incontro…”
 
Sentimmo un agghiacciante rumore di lamiere che si accartocciavano provenire dal settore M. Ci precipitammo lì e ci trovammo di fronte una scena apocalittica: un Hummer col muso disfatto parcheggiato sopra un dragster mezzo accartocciato. Di fronte a questo ammasso di ferraglia, Chuck Norris e Ken Shiro che, immobili, si guardavano in cagnesco.
“Spettacolo! Se le danno?”
“Dai tesoro, andiamo via, c’è da comprare gli armadi”
“No, aspetta, uno scontro fra Chuck e Ken non me lo perdo: chikara Hokuto no Ken!”
Chuck Norris udì alle proprie spalle una frase che gli ricordò vagamente un piatto di sushi. E, malauguratamente, la interpretò per quello che era. Si girò di scatto, emanando perfidia pura dalle pupille. “Chi ha parlato?” sibilò: era in grado di strozzare usando un filo di voce.
“Io” fece Kira con tono innocente “niente di personale, ma Ken è il mio zuccherino…”
“Amore, forse era meglio se eri stata zitta… io mi avvio dentro… arrivederci”
“Tu resti qui”. Ebbi la sensazione che la mano di Chuck Norris mi avesse appena fiocinato.
Ken Shiro giocò sull’effetto sorpresa, raggiungendo con eccezionale rapidità lo sfidante e toccando uno dei suoi punti di pressione: a Chuck Norris si gonfiò il cappello a tesa larga, che presto divenne larghissima ed esplose. La battaglia era cominciata.
“Teliamo, tesoruccio, qui si mette male!” Vedemmo di sfuggita Chuck Norris mollare un clamoroso calcio rotante sulla guancia sinistra di Ken, che ovviamente rimase immobile.
 
Pensavamo di averla scampata, salendo al piano di sopra e invece... Ci mettemmo al riparo dietro una trincea di carrelli Stenstorp, ma presto realizzammo che non era stata una buona ikea: Ken si esibì nell’Onda dei Dragoni Gemelli di Hokuto, riducendo in infimo truciolato metà del settore cucine.
“Io sapevo già che era infimo truciolato” lo schernì Chuck Norris. Con un nuovo calcio rotante, il ranger colpì una piantana Kvart, innescando un pauroso effetto domino che mandò in frantumi buona parte delle soluzioni luce.
Ci precipitammo al piano di sotto, diretti ai casalinghi: ogni poco assistevamo a esplosioni di barattoli, smitragliate di stoviglie, gragnuole di mestoli. Era un vero inferno.
“La prossima volta si va da Stefan, intesi?”
“Attento!”
Vidi con la coda dell’occhio la sagoma di Ken Shiro: poi sentii passare una folata di energia cinetica a pochi millimetri dal mio cranio. Chuck Norris schivò con facilità il micidiale tentativo e protese la mano verso il volto del nemico: avrebbe potuto staccargli la testa con una semplice carezza.  Corremmo a perdifiato verso i magazzini: trovammo un armadio Aspelund bianco a 3 ante e lo eleggemmo prontamente a nascondiglio. Avvertimmo il rimbombo di passi cadenzati.
“Dove siete, luridi bastardi!”
“Lasciali perdere, prima chiudiamo i conti fra di noi!”
Per dieci minuti buoni rimanemmo in attesa. Dall’esterno provenivano rumori agghiaccianti di legno spezzato, di metallo forzato da spaventevoli attriti, di materiali plastici che deflagravano. Poi, un infinito istante di silenzio. E dopo, contemporaneamente, la barba incolta più famosa del Texas e le sette cicatrici di Hokuto a pochi centimetri dai nostri volti. L’armadio Aspelund a 3 ante era ormai un simpatico set di bacchette da rosticceria cinese.
“E’ arrivato il momento dell’arma segreta”
“Cosa?”
“Sì paperozzo, dell’arma segreta…” Vidi Kira estrarre dalla sua borsa due enormi cataloghi Ikea “Li ho arraffati mentre salivamo: vedrai, funzionerà”. Ne porse uno a Chuck Norris e uno a Ken Shiro. Come d’incanto i due si calmarono, rapiti dall’infinità di impedibili occasioni
“Guarda, la chiase-longue Smögen a metà prezzo!”
“Wow, il mobile per lavabo Godmorgon! Era quello che cercavo…”
Seguii con lo sguardo Kira: aveva fatto il giro dell’immenso scaffale del magazzino e ora brandiva una mensola Bestǻ Burs. Due colpi ben assestati e i due contendenti si ritrovarono al tappeto.
“Visto? Dai, muoviamoci, ora finalmente potrò comprare il letto Frϋggnord della pubblicità, che bello!”

Giornata di Sconti all'Ikea- Anche i duri piangono

scritto da MorganVenner il domenica, 04 ottobre 2009,20:23

 No. Non alla fine di una lunga settimana di frustrazioni. Il pensiero di entrambi fu lo stesso : si sposta lui. Ma nessuno dei due veicoli si mosse di un millimetro. Nessuno osava avanzare.Nessuno dei due aveva voglia di mettersi a discutere. Ma non sembrava ci fosse altra soluzione.

 Così lo fecero, simultaneamente, aprirono gli sportelli e scesero.

“ Guarda chi si vede, il fantastico guerriero.Guarda che Chernobyl è esplosa nell’86; perché non vai a casa ad aspettare il prossimo inverno nucleare?”

 “ Ma guarda, il Ranger che si crede una trottola. Sempre bravo a parole eh?”

“ Vuoi mettermi alla prova? Va bene, facciamo a chi la spara più grossa.”

Ken tirò su con il naso, risucchiando una decina di metri cubi di ossigeno. Due inservienti del parcheggio caddero a terra, asfittici. Chuck sputò per terra la gomma  aprendo un cratere nell’asfalto del parcheggio e mettendo a nudo alcuni reperti fossili del cretaceo.

Entrambi avevano accettato la sfida.

La contemporanea presenza dei due azzimatissimi combattenti innescò inevitabilmente il verificarsi di due avvenimenti 1) Un colpo di gong proveniente dall’alto sancì l’inizio della sfida, turbando il sonno di uno stormo di ignari piccioni appollaiati sul tetto dell’Ikea 2) I nostri eroi, e con essi qualsiasi oggetto nel raggio di cinquanta metri iniziarono a muoversi al rallentatore.

Chuck si fece in avanti col passo della megattera silenziosa, mentre Ken minacciava l’avversario fendendo l’aria con la tecnica della affettatrice di soprassata.

“ Ho ucciso per molto meno” Sentenziò il Ranger

“ Io anche per di più” asserì sprezzante il guerriero sceso come un fulmine dal cielo

“ Io ho ucciso quando ancora c’era il 3x2”

“ E io quando ancora c’erano i saldi di primavera”

“L’ ho creato io questo parcheggio con un calcio. Prima qui c’era il Monte Rosa”

“Guarda che la vasca con le palline che c’è all’interno è opera mia. Le palline le ho fornite io”

“ Come sarebbe? Dove le hai prese?”

Ken si limitò a sorridere.

“E la scala mobile allora? Era una scala di marmo, assolutamente immobile… prima che le sferrassi un calcio volante”

“ E dovrebbe impressionarmi? Non sei degno neanche di avvicinarti a quei mobili il cui legno deriva dai salici  della foresta di Tzho-Fai ! Le cui istruzioni di montaggio vengono create dai discepoli dopo anni di studio dei testi di Hokuto, di trattati di metafisica sperimentale, e del manuale delle giovani marmotte”

“Ah sì? Ho montato l’armadio Hkorde in soli tre mesi di lavoro”

Ken accusò il colpo, ma la sua faccia non tradì alcun cambiamento di espressione, indurita ormai da anni di battaglie e da uno screzio di tetano contratto giocando da piccolo in giardino.

“Io ce ne ho messi cinque. Ma leggendo le istruzioni”

Ah basta! Sbottò chuck con gli occhi iniettati di acido muriatico, “così facciamo notte!”

“Se volevi venire alle mani potevi dirlo subito, disse Ken scrocchiandosi le mani con tal forza che le dita della mano destra saltarono sul palmo sinistro e vice versa.

“ No” sogghignò chuck “ intendo ancora sfidarci a parole, solo che stavolta ognuno a turno farà un’affermazione sull’avversario”

Ken inarcò le sopracciglia“ Intendi dire… quella che nei monasteri tibetani è conosciuta come la temibile e antica arte dello Sfhot-tò”

“ Sì, esatto una presa per il culo” precisò Chuck

Un nuovo colpo di Gong tagliò l’aria. Cosa che provocò la simultanea alzata in volo degli esasperati piccioni. Le povere bestie scaricarono alcuni quintali di guano sui nostri eroi, che non mossero un ciglio. Ken fu il primo ad attaccare stavolta.

“ Chuck Norris ha la sciatica a furia di tirare calci volanti!”

“ La rabbia di  Ken Shiro è tale da fargli esplodere i vestiti. Il problema è quando sua moglie si accorge che ha distrutto l’ennesima camicia di Cavalli”

Un brivido percorse la schiena di Ken : conosceva bene la reazione di Julia quando tornava a casa anche con un solo bottone mancante.

“Chuck la notte si sveglia urlando perché sogna che da vecchio diventerà come CD”

“Ken era balbuziente da piccolo, credevate che il suo fosse un grido di battaglia?”

“Chuck Norris ha rotto i rapporti col suo amichetto di colore, da quando gli ha soffiato il posto di presidente degli Stati Uniti”

Chuck sentì come uno strano groppo alla gola ma continuò a parlare.

“ Ken Shiro non ha mai potuto imparare a suonare il pianoforte!”

“Chuck…” Il guerriero si bloccò. Pensò ai vani tentativi di prendere lezioni, come quei tasti si sbriciolassero tra le sue mani ogni volta che ci picchiava sopra. Si ricordava la faccia affranta di suo padre che l’avrebbe voluto concertista… Fu sul punto di vacillare ma alzò gli occhi. Anche Chuck era sul punto di mettersi a piangere. “… Chuck è stufo di fare l’eroe!”

“ è vero maledizione!” Chuck dette un calcio ad un sasso, e abbattè un satellite” È dal 1967 che non vado in ferie! Vai a fare colazione fuori, e il bar viene rapinato! Sei per la strada e avviene un tentativo di rapina ogni 100 metri, mai un altro che muova un dito! Se sei tranquillo a casa tua sul divano la parete crolla ed arriva una squadra di criminali che cercava il caveau della banca e ha fatto male i calcoli!  Almeno si arrendessero qualche volta! No, hanno bisogno di un calcio rotante per capire che è l’ora di abbozzarla! Non posso vivere una vita normale!”

“ a chi lo dici…., Pensa alla mia forza:mai poter dare una pacca sulla spalla ad un amico, mai poter togliersi un ciglio da un occhio! Quando ho il raffreddore è una tortura, non mi posso scaccolare come una persona normale…”

“ Triste storia amico mio” disse Chuck abbracciando Ken

“ Avrei tanto bisogno di sfogarmi….” Scosse la testa il guerriero

“Aspetta” Il volto di Chuck si illuminò “forse so come cambiare le sorti di questo pomeriggio piovoso. Parcheggia in seconda fila, svelto. Appostiamoci dietro quel furgone.

“ Credo di aver capito cosa vuoi fare.” Sorrise per la prima volta in vita sua Ken.

 

“ Un parcheggio!” esultò Pikachu nel vedere comparire una improvvisa interruzione nella distesa di macchine parcheggiate, dopo quasi due ore che girava a vuoto.

“Ora finalmente potrò comprare il letto "Frügnnord" della pubblicità" Pensò mentre parcheggiava la sua Smart gialla.

Si sbagliava. Ma avrebbe dovuto Intuirlo. Perché in queste domeniche di uggiosa pioggerellina, di sconti all’Ikea, può succedere di tutto. Perfino che un combattente dell’era post-atomica e un Texas Ranger annoiati non aspettino altro qualche malcapitato su cui sfogare le frustrazioni di una lunga settimana di lavoro.

 

Giornata di sconti all'Ikea- Cose da Uomini

scritto da DottoressaEva il domenica, 04 ottobre 2009,20:20

 

Pioggia. Uno Hummer. “Hey Alex, qualcuno sta cercando guai”.

Una musichetta country  dal finestrino  che si stava  abbassando.  

Dall’altra parte: un trabiccolo da deserto. Puntava a quel parcheggio. Proprio a quello. L’ultimo.

“Mmm”.

“Lo so, Ken.  Fidati. Fidati della tua Julia”.

La bionda scese. Mani sui fianchi, espressione da vice-procuratore.

“Stiamo cercando di parcheggiare. Questo è intralcio alla legge”.

“Stiamo cercando di parcheggiare anche  noi.  Non rompere gli hokuto”.

Ken e Chuch si guardavano. Avrebbero potuto scendere. Combattere. Si. Ma una mossa, e l’altro ne avrebbe subito approfittato.  Ognuno dei  due sapeva che il primo che avrebbe mollato la posizione, era destinato a perdere.  Se uno dei due fosse sceso dall’auto, l’altro avrebbe dato gas e avrebbe parcheggiato. E questo: mai. Fu così, che ciascuno dei due capì: uno sguardo.

“Ho sentito bene? Alex? E’ un nome che rispecchia la tua innata femminilità?”

“No.  E quel gonnellone? Lo porti per nascondere la cellulite?”

Le due donne assunsero la posizione di combattimento. Nel cielo, un lampo.

 Mai. Mai. Scorderò. Quel pomeriggio. L’Ikea che tremò. Fu Julia la prima ad attaccare “Non sai con chi stai parlando!Ti stenderò con la mossa  dello scrub selvaggio!!!!”Saltò in aria  e, volteggiando  con una terribile velocità  piombò sull’avvocato  che venne per per alcuni secondi trascinata per terra e graffiata contro l’asfalto.”Maledetta! Tu non conosci l’effetto Silk Epile!” Con mossa felina, la bionda   roteò  le braccia e fulmineamente  strappò una grossa ciocca dei lunghi capelli di Julia “Ehi, ma sono extention!!!!! Chissà cos’altro avrai di finto!!Ahahah” “Basta! Ti pentirai di quello che hai detto!! Onda mortale della donna  infuriataaaaaa!!!!” Urlò, e colpì la strada con un pugno.  L’asfalto si  ruppe in mille pezzi, mentre a raggiera partiva un’onda  d’urto che lo sollevava scaraventando Alex contro le macchine vicine.

Ma lei si rialzò.”Adesso ne ho abbastanza! Calcio volanteeeee” La bionda colpì violentemente l’auto vicino a lei, che esplose e, come un effetto domino, facendo esplodere le macchine accanto, che fecero esplodere a loro volta le macchine vicine:   Julia si trovò travolta da un’onda  esplosiva che la  buttò a terra.

“E brava Alex” . Disse Chuck. “Mmmm.” Commentò  Ken.

 Alex andò furiosa verso la nemica. Era a terra, sembrava  disperata.  Per un attimo, si pentì. “Ehm.. stai bene, vero? Nei cartoni in genere si riprendono tutti. Julia si  scostò i capelli dagli occhi. Erano pieni di lacrime.  “Mi si è spezzata un’unghiaaaa… “ “Oh, mi dispiace, mi dispiace…. Speravo che  i danni si concentrassero solo sugli organi vitali, non pensavo che… “ “No, no, sono stata io ad offenderti.. “ Dai, vediamo se posso rimediare. Ho sempre con me la limetta…” ”Oh, grazie, sei brava a fare la manicure. Dove hai imparato?” “Mia sorella è estetista.” “Noo, che fortuna… “ Si alzarono, insieme,  e s’incamminarono verso l’entrata dell’Ikea.

“Ehi, e noi?”

Urlò Chack Norris di lontano, mentre le due donne  si allontanavano. “Non ti preoccupare, caro,  comprerò qualcosa che tu ti possa divertire a montare!!” “Ken, rimani lì tesoro, non ti far soffiare il posto. La tua Julia torna presto!! Ora finalmente potrò comprare il letto “Frugnnord” della pubblicità!”  Da lontano si udì la risposta di Ken.

“Mmmmmm.” 

Giornata di sconti all'Ikea - Amicizie del liceo

scritto da moody83 il domenica, 04 ottobre 2009,18:07
....crrrr.... cshhhhhh......

"I bambini, con le loro mamme e papà, sono invitati ad assaggiare le nuove specialità proposte dal nostro punto di ristoro. Oggi è in promozione il salmone marinato di Sundsvall, aromatizzato dalla stagionatura per ben due mesi su trucioli di betulla!"

"Sharon, chiudi il finestrino! Questa voce gracchiante mi sta facendo innervosire. Poi sta piovendo... Ti ricordi, vero, l'odore di animale estinto che viene dai sedili quando si bagnano? Avrei dovuto pensarci quando ho richiesto l'imbottitura di piume di dodo..."
"Uff... Chucky! Lo sai che soffro di claustrofobia e ho bisogno di aria! Dai, piccioncino, non rompere! Ci pensi? Ora potrò finalmente comprare il letto Früggnord della pubblicità! Ci sono gli sconti, oggi!"
"Sì, lo so. Lo so da un mese almeno. Ma chiudi lo stesso il finestrino! Riesci a vedere un paio di posti liberi?"
"Aspetta un po'! Vai ancora un po' avanti... Ancora un po'... Ancora... Ecco! Fermati! Io scendo. Ho i tacchi e non voglio camminare sotto la pioggia. Tu fai l'uomo: parcheggia e raggiungimi! L'ombrello lo prendo io, tanto tu hai il tuo cappello... Ti aspetto dentro! Sbrigati."
Come succede per un temporale d'agosto, che nel tempo necessario a prendere l'ombrello si dilegua mentre a te resta solo una gran voglia di mangiartelo, quell'ombrello; così rimase Chuck Norris, con lo sguardo immobile su un giovane albero del parcheggio cercando qualche parola sensata da pronunciare, mentre la moglie spariva dietro le porte scorrevoli del grande magazzino.

Il povero alberello aveva già sfilato le sue radici dal terreno e si stava allontanando a chioma bassa cercando di dare poco nell'occhio quando il ranger più famoso nel mondo vide che in fondo al viale stavano spostando un container: un posto auto distava a poche centinaia di metri dalla calandra della sua Hummer rosso sangue. Chuck ingranò la prima e partì lasciando dietro di sé una striscia di asfalto arricciato e una nube di gomma bruciata. A pochi metri dall'obiettivo Chuck vide arrivare da destra un oggetto non identificato su gomma a clacson spiegato.
Atà-atà-atà-atà-atà-atà-atà!
Incuriosito da tanta impudenza e soprattutto dal suono del clacson Chuck decise di frenare, riempiendo l'aria del forte sibilo proveniente dall'impianto frenante modificato con dischi freno e pastiglie di uno Space Shuttle. Il texano indossò il suo cappello di genuina marca texana, aprì lo sportello ed uscì a fronteggiare lo sconsiderato pilota; si passò dunque prima una mano sulla gamba destra, che di risposta emise un rumore meccanico da fucile a pompa, poi sul cavallo dei pantaloni, che a sua volta fece un commento volgare con tono da Black&Decker.
Davanti a lui troneggiava uno strano mezzo furgonato marroncino, con abitacolo scoperto, senza parabrezza e con i grandi tubi arrugginiti del telaio a vista. Sul fianco c'era scritto a caratteri cubitali “HOKUTO RULES”. Dall'ammasso di ferraglia scese dunque uno strano tizio piuttosto alto, vestito con una maglietta nera senza maniche, pantaloni aderentissimi in similpelle e scarpe misura 34.
“Ecco un altro di quei fanatici manga!” sussurrò a mezza voce Chuck “Non ne vedo uno da quando ho fatto deragliare quel Galaxy Express 999 diretto a Milano...”

“Ehi tu!” disse Chuck con voce condiscendente “Oggi mi girano particolarmente gli speroni, ma farò finta di non averti visto e ti lascerò andare via con le tue gambe.”
“Io venivo da destra. Il posto è mio.” disse il misterioso giapponese impassibile. Il fragore di un tuono squarciò l'aria.
La gamba destra di Chuck Norris ebbe un fremito, si levò infatti un coro di sirene di antifurto nel raggio di cinquanta metri. L'altro tolse le mani dalle tasche ed una straordinaria folata di vento provocò una violenta imbardata dell'aereo che proprio in quel momento stava atterrando sulla pista dell'aeroporto vicino; il disastro sull'autostrada che correva proprio lì vicino fu evitato solo dalla notevole perizia del pilota che riuscì a riprendere tempestivamente quota.
“Non sai quello che stai facendo.” disse Chuck chiudendo entrambe le mani a pugno e le gocce di pioggia che vi cadevano sopra cominciarono a vaporizzare all'istante, formando un'eterea nuvoletta bianca.
I due presero a guardarsi intensamente e nello spazio che li separava smise di piovere: le nuvole sopra di loro cominciarono a diradarsi e qualche timido raggio di sole cominciò a filtrare. Chuck fece un passo in avanti, il terreno tremò e da un campo confinante con il parcheggio schizzò in aria una talpa e scomparve alla vista. Da un punto imprecisato poco lontano giunse il suono di tre rintocchi di campana.
Chuck fece un altro passo avanti e l'altro si strappò con un colpo solo la maglietta ormai fradicia, emettendo un urlo simile a dieci ambulanze in processione e numerose linee cinetiche dirette verso l'alto. Da un laghetto vicino al parcheggio ci fu un gran fuggi fuggi di anatre con anatroccoli al seguito, ranocchi e zanzare; per i pesci non ci fu niente da fare.
Chuck, ormai a distanza sufficiente, sferrò un calcio volante perforante a girare. L'aria si incrinò mentre una nube di vapore acqueo avvolgeva quella gamba capace di spezzare il destino di un uomo come le lucide cesoie di Atropo. L'altro riuscì però a schivare il colpo accovacciandosi a terra, creando un curioso effetto dissolvenza attorno alla sua figura, ed agitando in cerchio le braccia si preparò alla contromossa mentre quattro auto vennero spazzate via dallo spostamento d'aria.
“AMOOOREEE? DOVE SEEEIII? HO BISOGNO DI AIUUUTOOOO!!!”

I due rimasero immobili, quasi congelati in quella posizione, e guardarono all'unisono nella direzione da cui proveniva quell'urlo tanto potente.
“Ken! Vieni subito qui!” disse una giapponesina affiancata da due armadi vichinghi vestiti da inservienti “Porta qui la macchina! Bisogna caricare l'arredamento per la camera da letto e questi due commessi non hanno da perdere tempo!”
“Ma cara, io...” disse Ken.
“Smettila di giocare e vieni qui!” disse lei inflessibile.
Ken si alzò con lo sguardo basso e fece per risalire sul suo mezzo, quando un'altra voce di donna si levò perentoria dall'uscita del magazzino.
“Chucky! Anche tu sei lì?” Era Sharon, anche lei all'uscita del magazzino. “Ho comprato il letto  Früggnord, ma sembra che l'assicurazione degli inservienti non copra lavori tanto pesanti! Dovrai pensarci tu.”
Chuck sgranò gli occhi nel vedere i cinque metri cubi di pacco entro cui doveva essere contenuto il letto e disse: “Ma cara...”
“E poi, Chucky, non ci crederai: lo sai che ho fatto le scuole superiori con la moglie di Ken? Chi poteva immaginare di rivedersi proprio qui? Sbrigati a caricare la macchina: siamo stati invitati a casa loro stasera! Sono sicura che ci divertiremo moltissimo!”

Giornata di sconti all'Ikea - Un posto per due...

scritto da SoleLu46 il domenica, 04 ottobre 2009,17:36
In una piovosa sera di dicembre, Chuck Norris con il suo Hummer e Ken Shiro con uno dei suoi trabiccoli da deserto si trovano l'uno di fronte all'altro a disputarsi l'ultimo posto macchina nel parcheggio dell'Ikea.
L’atmosfera, già non troppo calda, si gela improvvisamente.
I due si guardano in cagnesco, sgasano a lungo prima di rendersi conto che nessuno dei due cederà.
Si spengono i motori.
La portiera dell’Hummer si apre lentamente e, senza staccare gli occhi dall’avversario, Chuck Norris ne scende; i suoi texani provvisti di sperone tintinnano non appena li poggia a terra. Una musica da Far West, stile Morricone, si diffonde immediatamente per tutto il parcheggio.
All’interno del suo mezzo, Ken Shiro schiaccia un pulsante e improvvisamente la macchina si apre, schizzandolo fuori a velocità impressionante.
Non appena tocca terra, tutto si fa silenzio, un silenzio agghiacciante.
Immobili, senza muovere un muscolo, si guardano a lungo; le gambe divaricate e le mani tese lungo i fianchi, entrambi sono pronti ad attaccare.
Con mossa fulminea, Chuck Norris apre le ostilità estraendo la sua Colt dalla fondina appesa alla cintura; la punta verso il suo avversario.
L’altro lo guarda con aria di sfida: mica penserà che una semplice pistola sia sufficiente mandarlo via!
Chuck Norris apre il fuoco. Con un rumore assordante, i proiettili escono rapidi dalla canna della pistola e si dirigono spediti verso il loro bersaglio.
Ken Shiro non fa una piega: guarda intensamente i proiettili, li guarda così male che questi, intimoriti, frenano e deviano la loro corsa andando a piantarsi nelle ruote delle macchine vicine.
Un angolo della bocca di Chuck Norris si piega in una smorfia che dovrebbe somigliare ad un sorriso: ha trovato un avversario degno di lui. Senza staccare gli occhi da Shiro, Norris indietreggia fino alla portiera, la spalanca e dal portaoggetti laterale tira fuori una Desert Eagle e si prepara a far fuoco, un’altra volta.
Ken Shiro rimane immobile nella sua posizione, con la sola forza del pensiero, che agisce come un piccolo tornado, riesce a spazzare via le munizioni della nuova arma dell’avversario.
Chuck Norris rimane interdetto per un breve momento: non ha mai trovato nessuno che riuscisse a battere la sua Desert Eagle senza muoversi. A questo punto non gli rimane che passare alle maniere forti: si sdraia all’interno della macchina e dal sedile del passeggero tira fuori il mitra, dono del suo amico Rambo. Tenendo l’arma in una mano e le munizioni nell’altra riprende le ostilità.
Per la prima volta da quando è sceso di macchina Ken Shiro si muove: sposta un piede indietro, porta le mani in posizione di difesa e socchiude gli occhi; la camicia si stira sopra i suoi muscoli in tensione. Affidandosi solo al suo udito e seguendo traiettorie che solo lui può vedere (me l’avevano detto che quei funghetti erano ottimi!), si muove con una rapidità tale che le sue mani diventano ben presto invisibili, le pallottole colpite vanno a conficcarsi sul muro esterno del prefabbricato che ospita il magazzino formando una completa e affascinante rappresentazione del Presepe.
Chuck Norris osserva sbigottito l’avversario. Quello è proprio un osso duro, dovrà dar fondo alle sue riserve migliori. Continuando a puntare gli occhi in quelli di Ken Shiro, indietreggia fino al bagagliaio, lo spalanca e inizia a tirar fuori tutte le armi che vi sono nascoste; con un piede ferma al volo una granata ribelle e la ripone in un angolo del bagagliaio mentre continua a rovistare.
Una bomba a mano cade a terra e rotola fino ai piedi di un bambino, fulmineamente allontanato e reso alla madre da Ken Shiro. Il bambino lo guarda stupito e spaventato, Ken Shiro tenta di tranquillizzarlo con un sorriso, ma lo scopo non è esattamente raggiunto: il bimbo si mette ad urlare come un ossesso, raggiungendo gli ultrasuoni. La madre si allontana a velocità Speedy Gonzales, lasciando di nuovo il campo libero ai due contendenti.
Tornati alla loro lotta, Norris dà fondo a tutte le armi che trova nel suo fido Hummer, senza riuscire a colpire l’avversario. Stizzito getta a terra l’ultima impugnata e pestando i piedi come i bambini si prepara ad estrarre il suo asso nella manica, l’arma che non è mai stata sconfitta (anche perché non ha mai avuto bisogno di usarla: ha sempre vinto prima!): un bellissimo e lucente Barrett.
Si pianta nel centro del vialetto, pronto a far fuoco quando un improvviso rumore di ferraglia risuona sempre più forte. Dall’angolo in fondo alla fila si sente uno stridere di freni e immediatamente dopo si leva un polverone attraverso il quale si intravede a malapena una minuscola figura avanzare verso i nostri eroi. Una freccia rossa passa a razzo accanto a loro distraendoli, si insinua sotto l’Hummer e si getta nell’unico posto libero di tutto il parcheggio.
Chuck Norris e Ken Shiro rimangono congelati nelle loro posizioni cercando di capire da dov’è spuntato quel moscerino, quando dalla Mini rossa escono due figure.
Ora finalmente potrò comprare il letto "Frügnnord" della pubblicità" esclama il primo dei due: uno strano tizio vestito con una calzamaglia nera e mantello rosso e una strana maschera a forma di tigre sul volto.
“Grazie dell’invito, Tigre. Tutto, persino il caos dell’Ikea è meglio di una giornata passata a cambiare la disposizione dei mobili con Kaori!” gli fa eco il secondo.
Uno strano sibilo si avvicina, seguito da un urlo.
“Ryo Saeba, vecchio fannullone!”
Il secondo tizio uscito dalla Mini si abbassa rapidamente subito prima che un enorme martello passi proprio dove si trovava la sua testa, abbattendosi poi sui primi due contendenti.
“Fannullone sì, ma vecchio mai!” esclama risentito Saeba, sorpassando con noncuranza Chuck Norris e Ken Shiro appena abbattuti dal fatidico martello di Kaori.

Giornata di sconti all'Ikea

scritto da moody83 il domenica, 13 settembre 2009,19:19
SEDICIMANI LANCIA UN NUOVO CONTEST!!!

Di fronte ad un buon cocktail ed a buoni amici vengono ottime idee. Propongo un nuovo appuntamento one-shot, sull'ispirazione di "Natale a pallettoni" e "Ferragosto a ferro e fuoco".

Tutti i lettori del blog sono invitati a comporre un racconto breve, non più delle solite 80 righe, circa l'incontro di due famosissimi personaggi della televisione nel parcheggio di un centro vendita di una notissima catena svedese.

L'iniziativa è libera ed aperta a tutti i visitatori del blog, compresi quelli che ne hanno scoperto solo ora l'esistenza.
L'adesione dovrà pervenire entro domenica 27 settembre. Chi non è ancora abilitato a pubblicare su questo blog dovrà contattarmi prima del suddetto termine.
La pubblicazione dovrà avvenire tra il giorno 3 e il 4 Ottobre 2009.

Gli scrittori sono chiamati a raccontare quello che succede quando, in una piovosa sera di dicembre, Chuck Norris con il suo Hummer e Ken Shiro con uno dei suoi trabiccoli da deserto si trovano l'uno di fronte all'altro a disputarsi l'ultimo posto macchina nel parcheggio dell'Ikea.

Ed ora poche altre semplici linee guida da rispettare nella stesura del racconto:

1) il racconto deve avere lunghezza massima non superiore a 80 righe di un documento formato Word scritto in Arial 12 (margini di pagina di 2 cm); il limite è volutamente approssimativo, sperando che nessuno ne approfitti troppo;

2) includere nella storia la frase obbligatoria "Ora finalmente potrò comprare il letto "Frügnnord" della pubblicità";

3) pubblicare il racconto sull'editor di Splinder con carattere Arial x-small, con allineamento testo giustificato, colore nero;

4) utilizzare per il post la tag "Giornata di sconti all'Ikea" (IMPORTANTE!);

5) pubblicare il racconto tassativamente nei due giorni 3 o 4 Ottobre 2009.

Il 5 Ottobre ci divertiremo insieme a leggere i racconti pubblicati.

Credo sia tutto. Buon lavoro!

L.

Ferragosto a Ferro e Fuoco-L' ultima spiaggia: manuale di sopravvivenza per cuori solitari

scritto da MorganVenner il lunedì, 17 agosto 2009,20:58

Eh.. sì… cari lettori di Sedicimari, la vostra rivista estiva preferita, oggi imbroccare non è più facile come un tempo. Tutto quello di cui avevi bisogno era una clava e una donna dalla capigliatura sufficientemente lunga per essere trascinata fino alla tua caverna. E tu, donna moderna… Quanti pensieri in meno con i matrimoni combinati dalla famiglia!!  Ceretta o non ceretta, il marito era assicurato, e in alternativa il convento non era poi così male!…

Ma non temete: nel nostro speciale di Ferragosto, troverete i consigli per riuscire a trovare l’anima gemella… più o meno.

 

La spiaggia

 

Per Lui: la Pallavolo è senz’altro il modo migliore per socializzare, specie quando si dispone di una compagnia di amici single e di un pallone. Saper giocare a pallavolo non costituisce un requisito fondamentale in quanto è sufficiente agitarsi sotto il solleone per ritrovarsi sudati fradici e completamente impanati di sabbia, e dare così l’impressione di essere dei gran giocatori. Scopo del gioco non è infatti fare più punti dell’avversario, ma indirizzare il pallone nei pressi di qualsiasi donna attraente nelle vicinanze. Facile? Fino ad un certo punto. Attenzione infatti a:

Mira: numerosi anni di gioco e una valvola impietosa conferiscono spesso al pallone la maneggiabilità di un gatto morto. Se state tirando alla biondina in acqua alla vostra sinistra, ci sono buone probabilità di centrare in pieno la tardona tedesca che sta prendendo il sole alla vostra destra, con riscontri imprevedibili sulla vostra serata.

Potenza: non fatevi prendere dall’impeto: rompere un dente con una pallonata alla vostra preda non è esattamente il modo ideale per fare colpo. Anche perché probabilmente sarà lei poi a fare Colpo su di voi… chi di palla ferisce…

Posizione del campo: se vi mettete a giocare  a sei chilometri dalla riva rischiate di rimorchiare solo i vecchietti che stanno giocando a bocce accanto a voi. Costi quel che costi, il campo va preparato sul bagnasciuga, anche se questo dovesse implicare la demolizione di piste da biglie costruite da bambini e l’inumazione di chiunque stesse prendendo il sole nei paraggi.

 

Per Lei: Care ragazze, stendere il proprio asciugamano in riva al mare e sdraiarsi suadente sul bagnasciuga è senz’altro una mossa strategica. Essa infatti vi consentirà contemporaneamente di essere ben in vista, di tenere d’occhio la passeggiata monitorando gli spostamenti di appetibili muscoli e mosconi molesti, e di osservare da vicino qualche gruppo di ragazzi che sta giocando a pallavolo.

Ora. Noi tutte siamo ben coscienti che la pallavolo più che uno sport è un pretesto, specie quando, dopo i quindici anni, il maschio medio si rende conto di avere qualche bisogno che i suoi amici non riescono a soddisfare. Tuttavia: facciamo le finte tonte e sorridiamo. Le più esperte  indossano un paio di occhiali da sole, in modo da poter osservare se nell’affaticato gruppo di giocatori v’è qualche buon partito, e poter successivamente togliere gli occhiali e sfoderare lo sguardo più appropriato: “togliti dai piedi” oppure “gattina che ti vuole fare le fusa”.

Il richiamo potrà essere lanciato con malizia spalmandosi la crema solare: un movimento lento e sinuoso delle mani sulle gambe è spesso apprezzato specie dal maschio dominante, e il segnale di buona riuscita è l’improvviso deviarsi della palla (e non solo..)nella vostra direzione. Purtroppo, questa tecnica comporta un rischio: quello di venir impanate all’arrivo del pallone. Ma non disperate, e fate buon viso a cattivo gioco: avrete senz’altro modo di vendicarvi in seguito, quando lui offrirà la cena al ristorante.

 

La Discoteca

Per Lui: Essenziale è la scelta dell’abbigliamento adatto: il fatto che siate a caccia di ragazze non giustifica un abbigliamento da bracconiere con tanto di cappello e di fucile da elefanti con proiettili soporiferi a tracolla.Tuttavia cercate di mantenere la vostra originalità, la tendenza oggi a vestirsi tutti con camicia bianca e jeans rischia di far sembrare la serata il raduno annuale dei camerieri.

Fatto questo, non avrete altro di cui preoccuparvi. Studi scientifici dimostrano che l’attività cerebrale di un uomo in discoteca è pari a quella che si riscontra negli stadi più profondi del coma.

Alcuni studiosi sostengono inoltre che l’uomo non balli in discoteca: si puntella sui piedi e oscilla con i movimenti della massa. Chi balla veramente sono le ragazze, con intensità direttamente proporzionale ai mesi di castità forzata e al numero di amiche con cui si trova in competizione. Se vedete un gruppo di ragazze dimenarsi come se fossero inseguite da uno sciame di calabroni birmani, e il DJ ha messo su “What a wonderful world” non avrete da cercare oltre.

 Ma la preda più ambita è sicuramente il tipo “ io ballo da sola”.  Abilissima ballerina, rifiuta sistematicamente qualsiasi pretendente, sottolineando il proprio dissenso con sonori pestoni sui vostri piedi, a tempo di musica. Si rende infatti riconoscibile dalle calzature, riuscendo a ballare agilmente la macarena con scarponi da sci o stivali da SWAT. Generalmente la si può vedere allontanarsi a fine serata sottobraccio ad un culturista con una folta peluria, che ad un occhiata più attenta risulterà essere un orango ammaestrato.

Infine, l’idea di farsi tentare da aperitivi dagli allettanti nomi quali “ macaco arrapato” o“ rutto all’imbrunire”, per trovare il coraggio di abbracciare qualche pulzella è controproducente. L’unica cosa che rischiate di abbracciare è il primo platano all’uscita della discoteca.

 

Per Lei: Noi tutte frequentatrici di discoteche sappiamo bene che esistono tre categorie di corteggiatori:

Numero uno, i “perso in partenza”. Questi scoraggiatissimi individui si mettono a ballare alle vostre spalle credendo che non ve ne accorgiate, spesso osservandovi il di dietro e, quando vi girate per capire cosa stiano facendo, virano di 60 gradi volgendo lo sguardo altrove, con un’aria  molto “Ma chi? Io?”. Cosa fare: in genere non sono particolarmente molesti( né attraenti), quindi ignorateli. Se la cosa però dovesse durare a lungo, potete allontanarvi gradualmente sempre ballando, e vedrete che cambieranno presto obiettivo, data la loro spiccata territorialità.

Numero due, i “son timido, ma tentar non nuoce”. In questo caso la strategia si riassume  nel ballarvi accanto e nel sorridervi insistentemente  senza dire niente. Il problema con loro è che se non gli fate capire presto le vostre intenzioni, l’espressione adorante potrebbe trasformarsi in una paresi facciale per il troppo tempo in cui i muscoli mimici rimangono in contrazione. Date quindi chiari segnali, per il loro bene.

Numero tre:  “attacco a sorpresa”. Questi sono i più pericolosi, perché ti arrivano quando meno te lo aspetti all’orecchio e  urlano per farsi sentire: “Come ti chiaaamiiii?!?!?” . Qui la prontezza di riflessi è fondamentale. In tre secondi dovete capire se vi piace, se dirgli il vostro vero nome e  come è messo il suo conto corrente. Reagite di conseguenza, ma badate bene: non sarà facile dare un due di picche a un “attacco a sorpresa”. Infatti, se gli spieghi che sei sposata con quattro figli e i nonni a carico ti risponderà “Ma io ti ho chiesto solo come ti chiami!”. E  come dargli torto.

 

Cari amici e care amiche, il seguito lo sapete da voi: la spiaggia di notte è sempre un luogo ideale per godervi il frutto delle vostre fatiche. Purtroppo non lo è solo per voi, ma anche per le circa dodicimila altre coppie che passano le vacanze  nel vostro stesso luogo di villeggiatura. Per avere un po’ di privacy conviene oggi ripiegare su altri luoghi dove appartarsi. Altrimenti, dopo aver percorso chilometri di spiaggia al buio, in cerca di un ombrellone vuoto il vostro nuovo partner potrebbe arrivare a sospirare sconsolatamente “Lo dicevo io di andare alle Seychelles!”

 

DottoressaEva & Morgan Venner

Ferragosto a ferro e fuoco - La coda più lunga del mondo

scritto da DoktorDeimos il sabato, 15 agosto 2009,17:13

Ore 8.00

“Buongiorno da Felice Leccante, la prima edizione del telegiornale di TeleDo si apre con la notizia che, proprio in occasione del Ferragosto, il traffico è andato in tilt. La rete viaria è già in crisi: sull’autostrada del Sud, Sozzopoli-Mala’ndrina si è già formata una coda di 10km. Ci colleghiamo subito col nostro inviato Matteo Brioscina, prontamente inviato sul posto. Matteo ci sei?”

“Sì Felice ci sono: mi trovo nei pressi del punto dal quale cominciano i problemi di traffico…come potrete vedere una colonna di auto è ferma sotto il sole che comincia già a battere con insistenza”

“Si sa già che cosa sta provocando questo maxi-imbottigliamento?”

“Per la verità no: stanno rimbalzando le prime voci che parlano di una qualche manifestazione di protesta ma fgghksujhjc… kvjklff… fiefiuhjvc”

“Riprendo la linea dallo studio, ci sono alcuni problemi col collegamento che cercheremo di ripristinare il prima possibile. Intanto giro la linea al centro informativo del PagoVroom - l’ente gestore della rete autostradale - per una panoramica dei punti col bollino nero”

“Buongiorno, attraverso il nostro sofisticato sistema di monitoraggio possiamo affermare che oggi sulle strade c’è un gran casino. La previsione è che, nelle ore di punta, il 30% della rete sarà interessata da code e rallentamenti”

“Grazie al PagoVroom, e andiamo avanti…”

Ore 11.00

“Di nuovo buongiorno da Felice Leccante di TeleDo: questo flash è interamente dedicato all’incredibile coda che di ora in ora sta intasando l’autostrada del Sud: ebbene, pare che interi tratti siano bloccati. Torniamo allora dall’inviato Matteo Brioscina”

“Sì Felice, qui effettivamente la situazione peggiora a vista d’occhio. Possiamo parlare ormai di un’unica immensa coda di 30km. Abbiamo visto scene di disperazione e rabbia tra gli automobilisti in viaggio, anche se c’è da dire che quelle voci che già stamattina circolavano su una manifestazione in corso allo stretto delle Sirene abbiano qualche fondamento. Vediamo infatti ogni tanto transitare a passo d’uomo pullman e furgoni pieni di gente, con bandiere e striscioni vari e che sembrano avere intenz…”

“Scusa Matteo, ti interrompo perché è arrivata in redazione una notizia di agenzia: code a tratti intorno alla capitale e forti rallentamenti anche sull’autostrada dell’Est. Traffico intenso segnalato anche in vari snodi del centro-nord. A quanto pare sembra proprio che oggi sia un inferno per i viaggiatori. Il telegiornale di TeleDo torna più tardi. Arrivederci”.

Ore 13.30

“Buongiorno: è paralisi generale sull’autostrada: 100km di coda da Mala’ndrina in su. E la situazione sta precipitando anche più a nord. Code intorno alla capitale, sull’autostrada dell’Est e nel tratto montano a sud di Grassadotta. Per noi nella zona calda c’è da stamattina Matteo Brioscina, a cui cedo la linea”

“Allucinante il quadro che via via si sta dipingendo: auto e camion a perdita d’occhio, i gas di scarico e l’asfalto rovente rendono l’aria irrespirabile. Ho visto alcuni guidatori letteralmente affranti, c’è chi, in prossimità degli svincoli ha abbandonato la macchina proseguendo a piedi coi bagagli…”

“Sappiamo qualcosa di più sulla presunta manifestazione?”

“Sì, è confermato che si sta svolgendo proprio allo stretto delle Sirene. Ancora non si sa bene cosa riguardi, ma pare che vi stia prendendo parte anche il nostro Primo Min…beeeeeemmm!” (rumore di clacson che copre la voce dell’inviato)

“Nuovamente problemi col collegamento, ma comprendiamo anche l’esasperazione di chi è in viaggio. Passiamo alla seconda notizia…”

Ore 17.30

“Edizione straordinaria del telegiornale, ancora Felice Leccante in studio: drammatica la situazione sull’autostrada. C’è in pratica mezzo paese incolonnato in direzione sud. Le code lambiscono di fatto la capitale e stanno creando un preoccupante imbuto che si riverbera anche al nord. Causa scatenante: una manifestazione di protesta a cui sta prendendo parte, evidentemente per porvi rimedio, il nostro Primo Ministro. Per capire meglio la questione abbiamo coinvolto il nostro esperto, Rino Marghe. Rino, perché questa improvvisa congestione del sistema?”

“E’ semplice: le nostre infrastrutture sono carenti e non sopportano volumi di traffico troppo intensi... lo dicevo io, di andare alle Seychelles!”

“Ma come venirne a capo in tempi brevi?”

“E che ne so, mica sono un esperto! Fino a ieri facevo le televendite!”

“Grazie a Rino Marghe, disponibile come sempre. Mi dicono che ci sia di nuovo Matteo Brioscina in collegamento: ci sono novità Matteo?”

“Sì Felice, allora ufficialmente i km totali di coda in tutto il paese sono oltre 700. Quanto alla manifestazione pare che il Primo Ministro fosse allo stretto delle Sirene già da stamani per verificare lo stato di avanzamento dei lavori per la Grande Opera, e che un gruppo di facinorosi si sia avvicinato contestandolo…”

“Non c’è più tempo Matteo, quest’edizione straordinaria si chiude qui. A più tardi”.

0re 20.00

“Edizione della sera del telegiornale di TeleDo: non si risolve il problema traffico: le code sono aumentate ancora e ormai interessano tutta la rete. Plausibile a questo punto ipotizzare che effettivamente sia stata la manifestazione allo stretto delle Sirene la causa scatenante. Per capire meglio cosa sia accaduto in studio c’è il direttore Servio Tullio Mignottini. Direttore, ma perché un caos così generalizzato?”

“E’ la solita cattiva abitudine nostrana di andar dietro al vento che tira: un normale sopralluogo del Primo Ministro si è trasformato in baruffa per colpa di alcuni incivili che hanno poi innescato questo ingorgo”

“Ma quando tornerà sotto controllo la situazione?”

“Auspichiamo che l’ordine sia ristabilito molto presto. Sono convinto che la gente di Mala’ndrina - capite tutti cosa intendo - sappia esattamente come comportarsi”

“A proposito, Matteo Brioscina dovrebbe essere riuscito chissà come a portarsi proprio allo stretto delle Sirene. Puoi dirci come stanno le cose Matteo?”

“Felice, l’atmosfera qui è surreale: si sentono grida, minacce, insulti di ogni genere, è il bersaglio pare proprio essere il nostro Primo Ministro, che attualmente è appollaiato su uno dei piloni della Grande Opera, senza possibilità di scendere”

“Sei proprio sicuro? Perché non provi a intervistare qualcuno?”

“Ho già parlato con alcuni dei manifestanti: sembra che ce l’abbiano col Primo Ministro, dicono che non ne possono più, che sono stanchi di essere presi in giro, di non volere più promesse ma fatti, di… “(rumore sordo e telecamera che si oscura di colpo).

Ore 23.30

“Buonasera agli ascoltatori: apriamo l’ultima edizione del telegiornale con una drammatica notizia: il nostro inviato Matteo Brioscina e il suo operatore hanno perso la vita tentando di raccontare dallo stretto delle Sirene la genesi della coda più lunga del mondo. Qualche contestatore facinoroso, qualche dissidente inviso al Governo, non ha avuto pietà né rispetto per chi rappresenta l’informazione libera e imparziale. Per fortuna comunque, l’ordine è stato finalmente ristabilito e il traffico sta tornando alla normalità. Passiamo dunque ad un’altra notizia…”